Biodiversità e Ambiente

Agricoltura ed ecologia. Un legame da ricostruire.

ambiente

Agricoltura ed Ecologia sino all’inizio del secolo scorso i contadini sono stati gli attori protagonisti del cambiamento e dell’innovazione in agricoltura, frutto del lavoro collettivo fatto nell’ambito famigliare e della collettività. Oltre ad assolvere la funzione nutrizionale delle genti, hanno fronteggiato problemi con soluzioni innovative che hanno consentito di tramandare per generazioni insieme con la terra e la biodiversità, i saperi acquisiti: la fertilizzazione dei suoli, il miglioramento dei semi, l’irrigazione, le buone pratiche agricole, le attrezzature e l’allevamento degli animali.

Questo compito di agricoltori innovatori

è stato possibile grazie alla molteplicità delle loro conoscenze, come diremmo oggi interdisciplinari. Oltre ad essere dei produttori agricoli erano dei veri e propri ecologi. Conoscevano la geografia: il clima e la topografia; la botanica: le piante, i fiori e frutti; la zoologia e l’entomologia: gli animali e gli insetti; la fisica: il suolo, minerali e acque.

Ad un certo punto, intorno agli anni ’50 tutto questo ha subito un drastico arresto ed abbiamo assistito in tutta l’Europa ad una operazione tesa a svalutare il ruolo del sapere contadino. I contadini tacciati di essere di ostacolo al progresso e di appartenere ad una comunità chiusa. Nel giro di pochi secoli, si passò dal campo all’industria con l’industrializzazione dell’agricoltura. Un’agricoltura incentrata sulla ricerca in laboratorio, scollegata dalla realtà sociale locale ed economica delle società contadine e indipendente dalle condizioni ambientali e sociali in cui si sviluppa la vita. Un’Agricoltura condizionata che ha messo in crisi le innovazioni e saperi che venivano dagli agricoltori, dove la chimica era marginale, si propagavano i semi migliori, si utilizzavano gli incroci che provenivano da mutazioni positive, si utilizzavano tecniche di lavorazione, irrigazione e concimazione convalidate da anni e anni di esperienza: le pratiche policolturali che suggellavano l’alleanza tra l’uomo e la natura.

Ma l’Agricoltura industrializzata, condizionata ci ha regalato gli OGM, la brevettazione dei semi, la monocoltura, ha permesso di superare gli steccati ecologici, assoggettando la pratica agricola ad una forma di riduzionismo scientifico senza eguali, separando le diverse discipline e negando di fatto l’approccio sistemico ed olistico all’agricoltura. L’evidente e progressivo aumento della crisi ambientale, climatica, alimentare e sanitaria del nostro secolo, richiede di ricostruire quei nessi tra geografia, chimica, botanica, zoologia, climatologia e storia evolutiva dell’uomo posseduta dagli agricoltori occidentali nello scorso secolo, oggi frammentaria, ma posseduta ancora da quelli al Sud del mondo, ma che trova ostacoli nella pratica da parte dell’agricoltura industriale, nonostante gli accertati e conclamati fallimenti.

Un’Altra Agricoltura è Possibile

Coniugare tradizione ed innovazione attraverso la multifunzionalità e diversificazione dell’agricoltura nella direzione della qualità dei prodotti, piuttosto che della produzione, della riproducibilità delle risorse, della tutela e dei valori del paesaggio, dei valori culturali e di quelli etici. L’Agricoltura deve ritornare a confrontarsi con gli altri saperi, deve far dialogare tra loro l’aria e l’acqua, la terra e gli organismi viventi (vegetali ed animali), fondamenta del sapere ecologico.

Riuscire a coniugare la “tradizione” con la “tecnologia” è una sfida del nostro millennio a vantaggio della qualità e sostenibilità della vita. La gestione integrata del territorio è una modalità di analisi, controllo e programmazione territoriale che sta diventando sempre più un punto di riferimento obbligato per quegli Enti locali, la cui competenza si esplica su larga scala in diversi settori d’intervento. La situazione e l’evoluzione del contesto istituzionale territoriale e delle strutture produttive e di mercato, devono mirare a potenziare le capacità imprenditoriali, con un servizio di assistenza all’azienda, di quegli imprenditori che vedono nello sviluppo di un’attività di produzione e/o commercializzazione di prodotti agroalimentari tradizionali una interessante opportunità per integrare i loro redditi.

Il recupero e la valorizzazione dei nostri prodotti locali, agricoli e artigianali, significa anche offrire lavoro alle persone del nostro territorio, salvaguardare le nostre terre con “persone” (gli agricoltori) quali “tutori” dell’ambiente, evitando degrado e dissesto del territorio. I “prodotti” locali sono il risultato dell’applicazione di saperi e tecniche detenute e tramandate alle risorse di un luogo particolare, in un tempo determinato e in relazione a particolari condizioni ambientali di terra, acqua e clima: sono un “patrimonio” generato in condizioni di minimo impatto ambientale e sociale, in una sostanziale relazione di custodia della terra, densa di valori etici ed estetici, e di rispetto per il paesaggio rurale e la biodiversità.

La complessità dei valori di ambiente, tutela della biodiversità, salute, alimentazione, gusto, solidarietà, sostenibilità sottendono al prodotto locale, tipico delle diverse regioni italiane. Valorizzare alcuni prodotti di eccellenza, che siano caratterizzati dalla doppia valenza “tipici” e “locali”, deve servire a recuperare anche altri prodotti vegetali o razze di animali meno conosciuti e “nobili”, ma importanti per la conservazione della biodiversità e la possibilità di rendita degli agricoltori.

Inoltre, deve servire a promuovere le peculiarità del nostro territorio, così variegato, attraverso forme di turismo durevole. Senza dimenticare, comunque, la tecnica di coltivazione/ allevamento che dovrebbe essere il più possibile impostata secondo criteri di sostenibilità. Sostenendo le piccole imprese agricole (specie le familiari) legate al territorio si mantengono in vita piante e razze di animali in via di estinzione. Si tratta di conoscere, riconoscere e apprezzare gli antichi sapori della nostra tradizione agroalimentare, e cercare di salvaguardare i nostri variegati ecosistemi sparsi in tutta la penisola. Il prodotto locale è legato a un luogo concreto, alle sue risorse ambientali, ai suoi processi storici, alle sue reti comunitarie e alla gente che lo abita. Mangiar sano è il modo più diretto e completo di rapportarsi al mondo circostante, di esprimere la nostra cultura attraverso la scelta dei cibi e le modalità del consumo. Non possiamo non tener conto che lo stato di salute dell’uomo, il suo equilibrio ed il suo benessere psico-fisico, sono strettamente legati ai rapporti con l’ambiente in cui vive ed alle interazioni con uomini, esseri viventi animali e vegetali, acque, odori e sapori: sarebbe come sradicare l’uomo dalla sua storia naturale, allontanare da lui quelle esperienze ataviche che lo hanno legato alla madre terra e che ne hanno plasmato gusti e scelte, comprese quelle alimentari.

A questo ci viene in aiuto la legge sulla valorizzazione e tutela della biodiversità agricola ed alimentare appena approvata lo scorso 19 novembre. Validi strumenti a garanzia della sicurezza alimentare e tutela dell’ambiente possono provenire da parte degli Enti locali e regionali: assistenza tecnica alle aziende circa le tecniche tradizionali di produzione, accorgimenti tecnici e metodologici per garantire l’igiene dei vari processi di produzione, lavorazione, confezionamento e commercializzazione dei prodotti; attestazione e protezione della qualità attraverso i riconoscimenti DOP e/o IGP; creazione di marchi collettivi e d’impresa; implementazione dei sistemi di qualità e di sistemi di gestione ambientale, secondo i criteri previsti dalle norme di certificazione volontarie (ISO, EMAS), e di sistemi di autocontrollo per la sicurezza alimentare (HACCP), basati sull’analisi dei rischi e dei punti critici di controllo finalizzati anche all’ottenimento della certificazione da parte di un organismo accreditato; implementazione di strumenti del marketing alle imprese e le strategie per la valorizzazione del prodotto e del territorio; informazione e campagne di sensibilizzazione del consumatore circa la sicurezza alimentare e il prodotto tipico locale e agroalimentare in genere, per diversificare l’acquisto, tenendo presente che esiste anche la ricchezza della biodiversità locale e/o regionale; incentivazione di forme di turismo durevole e sostenibile e promozione delle proprie attività e creazione di una rete con tutti gli attori sociali ed istituzionali locali, nazionali ed esteri.

Questo si può realizzare, analizzando i saperi e le diverse tecniche di produzione con la messa a punto di disciplinari nel rispetto della variabilità (biodiversità) locale; creando un Consorzio di tutela e valorizzazione, per ogni prodotto tipico individuato, costituito da tutte le aziende che producono, trasformano, confezionano e commercializzano i prodotti tipici locali; creando un’immagine del territorio di riferimento; incentivando le Strade del gusto, relative ai singoli prodotti tipici per incentivare il turismo di qualità; predisponendo accordi e protocolli d’intesa che permettano di formalizzare attive collaborazioni con enti, istituzioni, associazioni, gruppi di azione locale che si occupano della tutela dei prodotti tipici del proprio territorio per attività di informazione e divulgazione; valutando dei modelli di interventi educativi rivolti alla comunità intesa come scuola, cittadini, enti, istituzioni e associazioni (tali modelli devono essere tradotti in offerte educative fruibili dalla popolazione sui prodotti tipici nazionali e sulla loro tutela e valorizzazione); adottando una politica di tutela e valorizzazione dei prodotti agroalimentari regionali al fine di rivalutare e diffondere la storia e la cultura della civiltà contadina locale e regionale.


Elvira Tarsitano, Biologa

E’ necessario, perciò fornire una serie di strumenti concettuali e operativi che possano aiutare il produttore nella valutazione, progettazione e attuazione di un’attività commerciale, in un contesto di mercato di “nicchia”, in cui è essenziale capire che tipo di servizio offrire, a chi offrirlo, come offrirlo e a che prezzo, affinché l’attività possa essere remunerativa nel rispetto dell’ambiente, delle normative vigenti e delle condizioni igienico-sanitarie a tutela della salute pubblica!