Biodiversità e Ambiente

INTERAZIONI AMBIENTALI ED EFFETTI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI SULLA SALUTE

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Se vuoi cambiare il mondo, comincia dal tuo giardino” (Italo Calvino)

Cambiamenti climatici, rispetto del territorio, biodiversità, salute, gestione delle risorse naturali, riduzione degli sprechi, diminuzione dell’impronta ecologica, decarbonizzazione, modelli equi e sostenibili di produzione e consumo, agricoltura, distribuzione globale delle materie prime e degli alimenti sono temi molto dibattuti e al centro della cronaca attuale al punto che, anche alcuni attori famosi si sono interessati a queste tematiche. “Before the Flood/Punto di non ritorno”, questo il titolo del documentario sui cambiamenti climatici prodotto ed interpretato da Leonardo Dicaprio e promosso dal National Geographic. Tanti i temi trattati. Ognuno di noi deve svolgere il suo ruolo per salvare il pianeta.

Lo scopo del film è informare chiunque – dai leader globali alla gente comune – sui rischi del cambiamento climatico. Tutti noi dobbiamo darci da fare oggi stesso per accelerare l’adozione su scala globale di tecnologie che utilizzino energia pulita e rinnovabile. Per il film sono state intervistate figure carismatiche come papa Francesco e Barack Obama – entrambi in grado di ispirare milioni di persone – e attivisti come Sunita Narain, una voce molto influente in India, che chiede al proprio paese di partecipare a una soluzione globale. Questo fornisce interessanti occasioni di riflessione e di approfondimento anche su altre tematiche come la diffusione di agenti patogeni strettamente legate ai cambiamenti climatici del pianeta terra, che hanno un notevole impatto sulla salute dei cittadini. Il succedersi di grandi emergenze, con i conseguenti necessari interventi nel campo della salute pubblica, ha portato il nostro Paese in quest’ultimo ventennio, a prestare notevole attenzione alle emergenze legate alla diffusione di agenti patogeni correlate ai cambiamenti climatici e alle interazioni ambientali connesse. L’alterazione degli ecosistemi, il contatto dell’uomo con ambienti non antropizzati, la rapida evoluzione delle tecniche di allevamento intensivo e l’incremento della movimentazione di animali e alimenti hanno modificato i rapporti uomo-animale e hanno facilitato la comparsa di nuove zoonosi (emergenti) o hanno modificato gli scenari epidemiologici di quelle già esistenti (riemergenti). La diffusione di patologie emergenti e riemergenti si manifestano spesso con episodi epidemici a carattere transnazionale che, oltre alla morbilità e alla mortalità associate, hanno generalmente gravi conseguenze in termini socio-economici. Visto anche l’impatto emozionale e mediatico di questi episodi, riconoscere prontamente le emergenze epidemiche distinguendole dai possibili “falsi allarmi” è di capitale importanza per poterle fronteggiare efficacemente.

Negli ultimi anni questi processi evolutivi hanno subito una brusca accelerazione dovuta a una serie complessa di fattori biologici, ambientali, e socio-economici. Inoltre, nell’ultimo decennio in Italia si registrano variazioni delle temperature con un aumento della temperatura massima di circa 0.6° C al nord e di 0.8 al sud. Variazione delle precipitazioni con una tendenza in tutte le regioni di un aumento dell’intensità delle precipitazioni ed una diminuzione della durata in termini di giorni di pioggia. Variazione del livello del mare con la registrazione di una anomalia del mar mediterraneo che non cresce di livello come gli oceani, si osserva da un lato un aumento dell’ evaporazione a causa del riscaldamento globale e dall’altro a causa della riduzione delle precipitazioni una diminuzione dell’apporto idrico dei fiumi e delle acque interne che di conseguenza portano ad un aumento della salinità del mediterraneo. Variazione della qualità dei suoli e rischio di desertificazione a causa oltre che dei cambiamenti climatici, anche dell’impatto delle attività umane che esercitano una forte pressione antropica sul territorio, per cui si registra una progressiva perdita di biodiversità. L’intensità di certi disastri in zone a rischio risulta amplificata ed è la conseguenza dei cambiamenti nella erosione del suolo a causa degli impatti degli insediamenti umani con conseguente aumento della forza distruttiva dell’evento. Gli eventi estremi si verificano sempre più spesso con maggiore frequenza e con elevata intensità. Si stima che sul territorio nazionale più del 2,6% sono aree a rischio inondazione e frane. Gli scenari futuri per l’Europa, l’Italia e per le regioni che si affacciano sul bacino del Mediterraneo non sono dei più rosei. Eventi estremi con ricadute sui sistemi produttivi, agricoli, urbani e turistici. Spostamento verso nord degli ecosistemi naturali con profonde modifiche della geografia, perdita di biodiversità ed aumento della desertificazione con ripercussioni sull’intero sistema economico e sul tessuto sociale con aumento del divario tra regioni del nord e sud con problemi di equità delle popolazioni locali. Non trascurabili, sono gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute. Impatti diretti sulla salute sono imputabili alle ondate di calore, alluvioni, frane e vento forte. Impatti indiretti invece, riguardano l’aumento delle malattie allergiche, delle malattie trasmesse da vettori. Incremento delle malattie legate all’acqua dovute all’aumento di inondazioni e ai danni delle fognature con contaminazione dell’acqua potabile e dei reflui. A questi fattori si deve aggiungere la presa d’atto, denunciata da qualificati rapporti internazionali, che in diversi Paesi europei fra cui l’Italia, da molti anni il prelievo di acqua, per tutti gli usi, è superiore alla disponibilità accumulata tramite il ciclo naturale e che i cambiamenti climatici determineranno un peggioramento della disponibilità di acqua sul pianeta terra.

Queste dinamiche di sovra utilizzo stanno mettendo in crisi in molti Paesi la risorsa e se associamo a queste tendenze anche i risultati derivanti dal cambiamento climatico – ovvero maggiore desertificazione e cambiamenti nella distribuzione e concentrazione delle piogge – è facilmente immaginabile quali saranno gli effetti di una cattiva gestione della risorsa anche in Europa e in Italia, non solo nelle regioni a maggiore rischio di stress idrico, con compromissione degli ecosistemi, della biodiversità e della salute. Aumenti di temperatura fanno registrare anche aumenti dell’infezione di salmonella, malattia endemica in Italia. Aumenta il rischio di intossicazione da alghe e ciano batteri potenzialmente tossici e presenti nelle acque in concentrazioni più abbondanti, come registrato da recenti fatti di cronaca in molte regioni italiane.

I cambiamenti climatici, le modificazioni ambientali nei centri urbani, la globalizzazione, l’intensificarsi degli scambi commerciali e dei viaggi, stanno contribuendo a modificare la velocità, oltre che le dinamiche, con cui le malattie trasmissibili possono diffondersi. L’incremento delle temperature medie stagionali registrate a livello globale e le numerose situazioni di degrado ambientale sono tra le cause più importanti dell’aumento dei casi di infezioni trasmesse da artropodi all’uomo e agli animali. In particolare la diffusione della “zanzara tigre” (Aedes albopictus) e di altri fastidiosi insetti è un problema sempre più presente nelle nostre città in quanto potenziale causa di nuove emergenze sanitarie.

Queste dinamiche di sovra utilizzo stanno mettendo in crisi in molti Paesi la risorsa e se associamo a queste tendenze anche i risultati derivanti dal cambiamento climatico – ovvero maggiore desertificazione e cambiamenti nella distribuzione e concentrazione delle piogge – è facilmente immaginabile quali saranno gli effetti di una cattiva gestione della risorsa anche in Europa e in Italia, non solo nelle regioni a maggiore rischio di stress idrico, con compromissione degli ecosistemi, della biodiversità e della salute. Aumenti di temperatura fanno registrare anche aumenti dell’infezione di salmonella, malattia endemica in Italia. Aumenta il rischio di intossicazione da alghe e ciano batteri potenzialmente tossici e presenti nelle acque in concentrazioni più abbondanti, come registrato da recenti fatti di cronaca in molte regioni italiane.

I cambiamenti climatici, le modificazioni ambientali nei centri urbani, la globalizzazione, l’intensificarsi degli scambi commerciali e dei viaggi, stanno contribuendo a modificare la velocità, oltre che le dinamiche, con cui le malattie trasmissibili possono diffondersi. L’incremento delle temperature medie stagionali registrate a livello globale e le numerose situazioni di degrado ambientale sono tra le cause più importanti dell’aumento dei casi di infezioni trasmesse da artropodi all’uomo e agli animali. In particolare la diffusione della “zanzara tigre” (Aedes albopictus) e di altri fastidiosi insetti è un problema sempre più presente nelle nostre città in quanto potenziale causa di nuove emergenze sanitarie.

Gli scenari sull’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute sono chiari ed evidenti: l’epoca delle malattie causate dai cambiamenti climatici è arrivata e gli effetti sulla salute sono molto complessi.

Questo significa che nel breve periodo, i sistemi sanitari dovranno prendere misure che consentano un adeguato adattamento. Nel lungo periodo, lo stato di salute della popolazione può essere protetto solo conservando, l’integrità degli ecosistemi e nelle attività di prevenzione e controllo, la stesura di linee guide per ridurre i rischi, risultano essere indispensabili. L’informazione sanitaria deve essere capillare e mirata a una completa divulgazione sui potenziali rischi connessi ai cambiamenti climatici, molto spesso connessi anche a cattive abitudini e la mancanza di informazione.

Una stretta collaborazione tra le Aziende Sanitarie locali e i responsabili degli Enti locali proponenti risulterebbe molto utile nelle azioni prevenzione e controllo. Un sistema di sorveglianza attivo e rapido che permetta di individuare prontamente i focolai epidemici, è essenziale per monitorare il rischio potenziale legato alle interazioni ambientali ed ai cambiamenti climatici. L’obiettivo deve essere, quindi, quello di promuovere la salvaguardia, la valorizzazione e l’ottima allocazione delle risorse territoriali-ambientali e pertanto deve essere vietata qualsiasi azione che degradi, deturpi o elimini tali risorse, intese come entità singole o come equilibri complessi.

È compito dei governi, delle istituzioni competenti, degli organi di informazione, delle associazioni, delle imprese, fornire gli strumenti per il cambiamento, dove il ruolo del cittadino è essenziale per spingere questi gruppi ad intervenire, più rapidamente e nel migliore modo possibile. Affrontare i modelli di produzione e consumo richiede perciò interventi a livello culturale, sociale, ambientale ed economico.

La capacità della terra di sostenerci in modo dignitoso per tutti, dipenderà dalla nostra capacità di autocorrezione per riportare lo sviluppo da un sentiero di insostenibilità, quale quello attuale, ad uno di sostenibilità, attraverso uno sviluppo consapevole, che tenga conto dei nostri limiti di specie e sia rispettoso della natura e quindi riproducibile nel tempo.

La revisione dell’attuale ciclo industriale in modo tale da assimilarlo il più possibile ad un ciclo ecologico naturale; una revisione attraverso cui le imprese potranno migliorare l’efficienza interna e avere un impatto quasi nullo sull’ambiente circostante (ad esempio rigenerare i rifiuti prodotti, riutilizzando i materiali di scarto, le acque depurate, etc.) secondo per esempio i principi della “Blue Economy” costituisce un passo importante verso il miglioramento dei cicli produttivi industriali. Rendere le città ecologicamente compatibili; considerato che queste attualmente costituiscono dei centri altamente dissipativi in cui vi sono un uso irrazionale di energia e di materiali, una sempre più evidente degradazione dell’ambiente ed in generale della qualità della vita. Effettuare una contabilità ambientale ed integrare questa con la contabilità economica; attualmente un Paese può dissipare risorse naturali e degradare il proprio ambiente senza che ciò risulti dal bilancio patrimoniale nazionale. Ciò avviene in quanto l’attuale sistema economico si considera (illusoriamente) indipendente dal sistema ecologico da cui, però, trae energia e materie prime. Controllare le applicazioni tecnologiche nelle diverse attività umane. Mentre lo studio delle leggi fondamentali della natura, ossia la scienza, non può essere in rapporto conflittuale con la natura, la tecnologia e la tecnoscienza possono essere usate per la vita o contro di essa; per cui non tutto ciò che è tecnicamente possibile deve essere considerato moralmente lecito. Oggi più che mai si impone la necessità di un agire etico il cui fine sia il bene dell’uomo, degli esseri viventi e del suo ambiente. Acquisire la consapevolezza dei propri limiti e delle proprie responsabilità, capire che le speranze di un futuro sostenibile sono affidate all’evoluzione delle istituzioni ma soprattutto ad un mutamento generalizzato del modo di vivere. È quindi fondamentale la diffusione di una profonda cultura etico-ambientale che ponga i propri accenti sui valori del rispetto e della responsabilità, non solo nei confronti dell’uomo, ma di tutto l’ecosistema terrestre.

Lo sviluppo economico deve essere compatibile con la capacità di carico degli ecosistemi del pianeta ed armonico con gli obiettivi di una società democratica, giusta, equa e solidale.

Concludendo il clima sta cambiando ora! Il motto deve essere: agire ora per prevenire e mitigare
Dr.ssa Elvira Tarsitano
Biologa – Esperta in Tutela Ambientale
Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”